Rumore di fondo di infelicità

Nei giorni scorsi davanti a una libreria, pensa un po’, ho incontrato un vecchio amico, non ci vedevamo da quanto, da vent’anni? È più giovane di me, è ancora piuttosto in forma, mi parla con affetto, è rilassato, i suoi figli se la cavano e se la cava anche lui, fuma la sua sigaretta con piacere; mi sembra che la vita gli ha voluto bene e ne sono contento, così gli chiedo nel salutarlo, sei felice? Il mio amico esita, si interroga e mi risponde così, cercando le parole mentre le pronuncia, dovrei, eppure, eppure sento un continuo rumore di fondo di infelicità. Che risposta strana, che risposta interessante, mi ha fatto riflettere parecchio per parecchi giorni, e così ho scoperto che sì, non ci avevo mai pensato, ma anch’io sento quel rumore di fondo di infelicità, sottile, costante, a volte più sordo a volte più acuto, e sempre indefinito. Ho chiesto agli amici, ho chiesto ai conoscenti, e sì, anche loro sentono quel rumore, chi più chi meno, chi con maggior fastidio e chi con maggior noncuranza; ho scoperto di far parte di un vasto gruppo di individui di diversa età e mestiere e cultura, affetti da un disturbante ronzio di infelicità. Non ho chiesto agli sconosciuti, ma non escludo che il disturbo possa essere generale, in effetti non mi sembra di scorgere segnali di felicità per le vie del Paese, in generale non mi sembra questa un’età felice. Del resto, cosa può farci felici di ciò che in questo tempo siamo e stiamo cercando di diventare, di ciò che è detto e legiferato nel segno della umana ricerca di felicità. Non so, ma davvero un umano può sentirsi felice ora che sa di poter sparare a chi entra in casa sua senza permesso? Può forse dare una qualche felicità la sensazione che finalmente lo stiamo per mettere in quel posto all’Europa? Ci potrà rendere davvero felici la notizia che non ci sarà bisogno di spaccarsi la schiena a lavorare per avere pane e ricarica? Non lo so, ma guardo gli uomini che stanno alacremente lavorando per la nostra felicità e non mi sembrano felici neppure loro; non ha la faccia di un uomo felice il ministro degli interni anche adesso che può arare l’Italia intera alla guida di una ruspa, e non mi sembra un uomo felice nemmeno il ministro dello sviluppo e del lavoro, giulivo sì ma non felice, anche se ha appena abolito la povertà, felice neppure il primo ministro, anche se ha appena felicemente concluso l’ardua missione di indebitarsi con Vladimir Putin.

Il Secolo XIX, 28 ottobre 2018

redazioneggf 2018-11-05T17:27:36+00:00 28 ottobre 2018|1 Commento

Un commento

  1. Cecilia 26 novembre 2018 al 12:01 - Rispondi

    L’unico luogo in cui non sento rumore di fondo è tra i campi, nei boschi, con il cane, che non è mio, ma condivide la sua vita con me. Il cuore rallenta, mentre i piedi avanzano nel silenzio.
    In questi luoghi posso stare bene. Stare. Senza avvertire il peso di dover essere e dover fare, dover mostrare e dimostrare.
    Lì, semplicemente, sono, come sono state generazioni di donne e di uomini prima di me.
    Il resto è un ritmo angoscioso di tempi negati alla riflessione, alla parola e al silenzio.
    Forse uno sprovveduto potrebbe, a cuor leggero, sostenere di sentirti intimamente felice in un tempo che stritola gli animi perché producano e consumino e poi producano ciò che hanno consumato e poi consumino ciò che hanno prodotto per sopperire a ciò che già avevano consumato.

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